La Corte costituzionale ha tracciato una linea netta: per punire chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti non basta la mera positività ai test, serve la prova di una concreta alterazione tale da mettere in pericolo la sicurezza stradale. Una decisione che ridisegna i confini applicativi dell'articolo 187 del Codice della Strada e, secondo molti giuristi, riporta l’interpretazione alla logica antecedente alla recente riforma.
Cosa ha deciso la Consulta
Secondo la Corte, l’illecito penale scatta solo quando la condotta di guida, a seguito dell’assunzione di droghe, risulti effettivamente compromessa al punto da incidere sulla sicurezza della circolazione. In altre parole, conta l’alterazione durante la guida, non il semplice consumo pregresso né la presenza di tracce di sostanze nell’organismo.
La pronuncia valorizza principi cardine del diritto penale: offensività (deve esserci un pericolo concreto) e colpevolezza (va provata l’incidenza della sostanza sulle capacità di guida nel momento in cui si è al volante).
Perché è una svolta rispetto alla riforma
La riforma del Codice della Strada aveva spinto verso una lettura più rigorosa, avvicinando la punibilità al solo fatto di aver assunto droghe e di essersi messi alla guida, anche in assenza di segni evidenti di alterazione. La Consulta smentisce questa impostazione: senza dimostrazione dell’alterazione che rende la guida pericolosa, non c’è spazio per la sanzione penale prevista dall’art. 187.
Che cosa dovrà essere provato d’ora in poi
- Alterazione effettiva in itinere: elementi clinici, comportamentali e dinamici che indichino compromissione (eloquio, equilibrio, pupille, riflessi, reazioni ai comandi, condotta di marcia anomala).
- Pericolo per la sicurezza stradale: manovre rischiose, tempi di reazione ridotti, guida incerta o aggressiva, riscontri oggettivi sul traffico.
- Test tossicologici contestualizzati: gli esami su saliva, sangue o urine restano utili, ma come supporto; da soli, specie se rivelano solo metaboliti residui, non bastano a dimostrare l’alterazione al momento della guida.
Come cambiano controlli e accertamenti su strada
Per le forze dell’ordine la sentenza implica un accertamento più completo e documentato:
- Osservazione qualificata: verbalizzazione accurata di segni e sintomi, test di screening e, se necessario, visita medica.
- Conferme di laboratorio: gli screening rapidi dovranno essere seguiti da analisi di conferma e da una lettura medico-legale che colleghi il dato biologico allo stato psicofisico durante la guida.
- Centralità della dinamica di guida: la condotta al volante acquista peso probatorio decisivo, insieme a testimonianze e rilievi.
Effetti pratici per automobilisti e procedimenti in corso
- Procedimenti pendenti: i fascicoli fondati esclusivamente sulla positività ai test potrebbero richiedere una rivalutazione, alla luce della necessità di provare l’alterazione.
- Sospensione della patente: i provvedimenti amministrativi restano possibili in via cautelare, ma l’esito finale dipenderà dalla prova dell’alterazione effettiva.
- Rifiuto degli accertamenti: la disciplina sul rifiuto dei test resta distinta e severa; la sentenza non legittima il rifiuto, che continua a comportare conseguenze rilevanti.
- Incidenti e aggravanti: in caso di sinistro, gli esiti probatori su alterazione e pericolo assumono rilievo ancora maggiore, anche ai fini delle aggravanti e della responsabilità civile.
Domande frequenti
Basta risultare positivi per essere condannati?
No. La positività non equivale automaticamente a “guida in stato di alterazione”. Occorre dimostrare che al momento della guida le capacità erano compromesse e che vi era un pericolo concreto per la circolazione.
Quali prove contano di più?
Un insieme coerente: osservazioni cliniche e comportamentali, esiti tossicologici di conferma, dinamica di guida, eventuali riprese video, testimonianze, accertamenti medico-legali.
Le tracce residue di sostanze sono sufficienti?
Di regola no. La rilevazione di metaboliti a distanza di tempo, senza segni di alterazione, difficilmente prova la pericolosità della guida in quel momento.
Consigli utili (non sostituiscono una consulenza legale)
- Prudenza alla guida: se si sono assunte sostanze, non mettersi al volante. La sicurezza viene prima di tutto.
- Collaborazione ai controlli: attenersi alle indicazioni degli operatori e richiedere, se necessario, la presenza del medico per accertamenti completi.
- Tutelarsi con un legale: in caso di contestazione, è opportuno rivolgersi a un avvocato per valutare la qualità delle prove e la corretta applicazione dei principi fissati dalla Consulta.
In sintesi
La Consulta riafferma che la sanzione penale per guida dopo l’assunzione di droghe presuppone la prova di una reale alterazione pericolosa durante la marcia. Non è più sufficiente, da sola, la traccia biologica della sostanza: al centro tornano la condotta di guida e l’offensività concreta. Una scelta che mira a coniugare sicurezza stradale, garanzie costituzionali e buon senso probatorio.




