Tre accademici statunitensi mettono sul tavolo un paragone destinato a far discutere: i cibi ultra processati potrebbero essere regolati come il tabacco. Largamente diffusi, progettati per piacere e venduti con strategie di marketing aggressive, questi prodotti sono descritti come frutto dell'ingegneria industriale prima ancora che come alimento in senso tradizionale. Ma che cosa sostiene davvero lo studio, perché il confronto con le sigarette è così controverso e quali implicazioni potrebbe avere per la salute pubblica e per le nostre scelte quotidiane

Che cosa si intende per cibi ultra processati

Con cibi ultra processati si indica la categoria che la classificazione NOVA definisce come prodotti industriali pronti o quasi pronti al consumo, formulati con ingredienti raffinati e additivi che ne modificano gusto, consistenza, colore e conservazione. Non si tratta di semplici alimenti lavorati come pane artigianale, yogurt naturale o verdure in barattolo, ma di prodotti composti da farine e zuccheri raffinati, oli trattati, proteine isolate, emulsionanti, aromi, edulcoranti e coloranti.

Esempi comuni includono snack dolci e salati in busta, bibite zuccherate o edulcorate, cereali da colazione glassati, piatti pronti surgelati, barrette e dessert confezionati. Sono prodotti progettati per essere economici, stabili a scaffale e fortemente appaganti al palato.

Perché l'analogia con le sigarette fa discutere

Il paragone non vuole dire che mangiare un pacchetto di biscotti equivalga a fumare un pacchetto di sigarette. Il messaggio degli autori è un altro: come il tabacco, i cibi ultra processati sono il risultato di un disegno industriale consapevole che mira a massimizzare consumo e vendite, spesso a scapito di salute e benessere. In questo senso, l'analogia riguarda il modello di prodotto e di mercato più che il rischio per unità di consumo.

Che cosa sostiene il nuovo studio

Gli autori propongono di considerare i cibi ultra processati come prodotti ingegnerizzati, non assimilabili agli alimenti minimamente trasformati. Sottolineano che le formulazioni iper palatabili e la commercializzazione capillare favoriscono un consumo eccessivo e involontario. Da qui la tesi: misure di salute pubblica ispirate alla regolazione del tabacco potrebbero essere utili anche in ambito alimentare, soprattutto per proteggere i minori.

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Tra le proposte discusse figurano avvertenze in etichetta chiare e ben visibili, limiti alla pubblicità rivolta ai bambini, criteri più stringenti per la vendita in scuole e ospedali, trasparenza sugli additivi e un monitoraggio indipendente delle riformulazioni.

I punti in comune con il tabacco messi in rilievo

  • Progettazione del prodotto: ricette e texture pensate per sciogliersi rapidamente in bocca, combinazioni di zuccheri, grassi e sale che spingono a mangiare di più, aromi e additivi che amplificano gratificazione e desiderio di ripetizione.
  • Ingredienti ingegnerizzati: uso sistematico di componenti ultra raffinati e additivi tecnologici che trasformano materie prime a basso costo in prodotti standardizzati e sempre uguali.
  • Marketing aggressivo: packaging accattivante, promozioni frequenti, posizionamento strategico a fine corsia, comunicazione che intercetta abitudini e vulnerabilità, in particolare tra i più giovani.
  • Ubiquità e convenienza: disponibilità capillare, porzioni crescenti, costi contenuti rispetto a opzioni fresche e poco lavorate.
  • Associazioni con esiti avversi di salute: la letteratura osservazionale segnala legami tra consumo elevato di ultra processati e rischio aumentato di obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e malattie cardiovascolari. Studi controllati suggeriscono che una dieta ricca di prodotti ultra processati può portare a introdurre più calorie senza accorgersene. Le causalità e i meccanismi restano oggetto di ricerca.

Le differenze da non dimenticare

Il confronto ha limiti che gli stessi studiosi riconoscono:

  • Il cibo è indispensabile alla vita, il tabacco no. Non esiste una soglia sicura per il fumo, mentre una dieta sana può includere quantità occasionali di prodotti confezionati.
  • I cibi ultra processati sono molto eterogenei. Alcuni possono offrire praticità e sicurezza microbiologica; altri risultano poveri di nutrienti e caloricamente densi. Servono definizioni operative chiare per evitare generalizzazioni eccessive.
  • Accessibilità economica: questi prodotti spesso costano meno e allungano i tempi tra una spesa e l'altra, un aspetto non trascurabile per famiglie con budget ridotti. Le politiche pubbliche devono evitare di penalizzare chi ha meno risorse.
  • Rischio di stigma: l'attenzione va spostata dal singolo individuo alle pratiche di filiera, marketing e formulazione. Colpevolizzare le persone non migliora la salute pubblica.

Implicazioni per le politiche pubbliche

Se accettiamo che molti ultra processati siano progettati per massimizzare vendite e consumo, allora l'attenzione si sposta dalle scelte individuali al contesto. Tra gli interventi discussi a livello internazionale:

  • Etichette di avvertenza semplici e frontali per prodotti con eccessi di zuccheri liberi, sodio e grassi, e con liste ingredienti lunghe e ricche di additivi.
  • Restrizioni alla pubblicità e alle promozioni rivolte a bambini e adolescenti, inclusi influencer e ambienti digitali.
  • Criteri nutrizionali minimi per mense scolastiche, ospedali e uffici pubblici, con progressiva sostituzione dei prodotti più problematici.
  • Trasparenza sugli additivi non solo sul piano della sicurezza acuta ma anche degli effetti cumulativi di lungo periodo, con valutazioni indipendenti.
  • Incentivi e sostegni all'accesso a cibi freschi e poco lavorati, in particolare nei quartieri con scarsa offerta.

Cosa può fare chi legge, da subito

Mentre il dibattito scientifico e regolatorio prosegue, alcune azioni pratiche aiutano a ridurre l'esposizione non necessaria:

  • Leggere la lista ingredienti: quando compaiono numerosi additivi, aromi, edulcoranti e grassi raffinati, è probabile si tratti di un ultra processato.
  • Prioritizzare alimenti minimamente trasformati: frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca, pesce, uova, yogurt naturale.
  • Costruire pasti sazianti: includere proteine, fibre e grassi di qualità per modulare appetito e picchi glicemici.
  • Organizzare la dispensa: scegliere versioni semplici di pane, cracker, conserve e surgelati senza lunghe liste di additivi.
  • Gestire la routine: programmare spuntini e colazioni con alternative veloci ma poco lavorate, come frutta, yogurt bianco con frutta secca, pane integrale con legumi o uova.

Per indicazioni personalizzate è sempre consigliabile confrontarsi con un professionista qualificato in nutrizione.

Conclusione

L'analogia tra cibi ultra processati e sigarette non è un equazione sui rischi, ma un invito a osservare come vengono progettati, promossi e distribuiti certi prodotti. L'obiettivo dichiarato dello studio è spostare l'attenzione dal singolo consumatore a sistemi di produzione e marketing che incoraggiano il consumo eccessivo. Servono politiche pubbliche coraggiose e basate su evidenze, ma anche scelte quotidiane più consapevoli. Capire la logica che sta dietro a molti prodotti di largo consumo è il primo passo per tornare a riempire il piatto con cibo vero.