Sotto pressione e sotto effetto: la Gen Z usa sostanze prima, durante e dopo il lavoro
Un recente sondaggio condotto da Drug Rehab USA su 1.000 adulti statunitensi di tutte le generazioni ha evidenziato un fenomeno preoccupante: il 35% dei membri della Generazione Z ammette di usare sostanze prima di iniziare la giornata lavorativa per sopportare lo stress o le richieste del lavoro. Il dato, riportato dal New York Post l'11 aprile 2026, solleva interrogativi sul benessere mentale e sui comportamenti di coping nelle fasce di età più giovani.
Cosa significa questo dato?
Il 35% è un segnale forte che indica come una parte rilevante dei giovani tra i lavoratori stia ricorrendo a sostanze per gestire l'ansia o la fatica prima di affrontare le responsabilità professionali. Il sondaggio inquadra l'uso in tre momenti: prima, durante e dopo la giornata lavorativa, suggerendo che il fenomeno non è limitato a un singolo comportamento isolato ma può essere parte di una routine di gestione dello stress.
Fattori che spingono all'uso
- Pressioni lavorative: ritmi serrati, carichi di lavoro elevati e aspettative perennemente alte possono incoraggiare strategie rapide di coping.
- Salute mentale precaria: ansia, insonnia e sintomi depressivi spesso accompagnano i giovani lavoratori e aumentano la vulnerabilità all'uso di sostanze.
- Norme culturali e accessibilità: la normalizzazione di certi consumi e la maggiore accessibilità di alcune sostanze possono facilitare l'adozione di questi comportamenti.
Quali rischi comporta?
L'uso di sostanze per affrontare la giornata lavorativa può avere conseguenze su più livelli:
- Prestazioni professionali: alterazioni della concentrazione, del processo decisionale e della memoria possono compromettere la produttività e la sicurezza sul lavoro.
- Salute a lungo termine: l'assunzione regolare di sostanze può sfociare in dipendenza, peggiorare il sonno e aumentare il rischio di disturbi mentali.
- Ambiente lavorativo: potenziali conflitti con colleghi, problemi disciplinari e un clima aziendale meno sicuro e inclusivo.
Che cosa possono fare le aziende?
Il dato del sondaggio non riguarda soltanto gli individui: impatta anche le organizzazioni. Alcune misure pratiche che i datori di lavoro possono considerare sono:
- implementare programmi di supporto ai dipendenti (EAP) con accesso a consulenza psicologica e orientamento al recupero;
- promuovere formazione su salute mentale e consumo responsabile, riducendo lo stigma associato alla ricerca di aiuto;
- valutare politiche di lavoro flessibile e una riorganizzazione dei carichi che riduca fattori di stress cronici;
- fornire percorsi chiari per il trattamento e il reinserimento dopo eventuali problemi di dipendenza.
Consigli pratici per i giovani lavoratori
Se ti riconosci in questo scenario, ecco alcuni passaggi utili:
- riconosci i segnali di stress e cerca supporto professionale prima che il comportamento diventi abituale;
- sperimenta strategie non farmacologiche per gestire l'ansia, come attività fisica regolare, tecniche di respirazione e una routine del sonno più stabile;
- parla con il tuo medico o con servizi di salute mentale per valutare alternative sicure e appropriate;
- se lavori in un ambiente che incentiva comportamenti rischiosi, considera di discuterne con le risorse umane o di cercare supporto esterno.
Conclusione
Il sondaggio di Drug Rehab USA mette in luce un fenomeno che richiede attenzione: una quota significativa della Gen Z utilizza sostanze per affrontare la giornata lavorativa. Il dato non è solo statistica, ma un campanello d'allarme per aziende, operatori sanitari e società civile. Per rispondere occorrono politiche di prevenzione, servizi di supporto accessibili e una cultura del lavoro che metta al centro la salute mentale. Se tu o qualcuno che conosci sta utilizzando sostanze per gestire lo stress lavorativo, cercare aiuto può essere il primo passo verso un cambiamento sostenibile.





