Alle Maldive è entrata in vigore una legge che vieta per sempre l’accesso legale ai prodotti del tabacco a chi è nato dal 2007 in poi. È un approccio detto “smokefree generation”, già tentato altrove ma mai arrivato davvero all’applicazione stabile: per questo le Maldive diventano, di fatto, il primo paese a portarlo fino in fondo.

Che cos’è un divieto “a generazione”

A differenza di un normale limite d’età (che permette l’acquisto una volta raggiunta la maggiore età), il divieto “a generazione” blocca per sempre la vendita ai nati dopo un certo anno. Significa che la coorte 2007 e successive non potrà mai comprare legalmente sigarette o altri prodotti del tabacco, neppure quando avrà 30, 40 o 50 anni. L’obiettivo è ridurre gradualmente l’accesso al tabacco fino a renderlo marginale, senza intervenire retroattivamente su chi già fuma.

Cosa cambia alle Maldive

In termini pratici, la novità crea una linea di demarcazione: i rivenditori devono verificare l’anno di nascita e rifiutare la vendita a chi è nato dal 2007 in poi. La stretta, oltre a limitare l’acquisto, rende socialmente e logisticamente più difficile l’iniziazione al fumo tra i più giovani, che è il momento in cui la dipendenza si sviluppa con maggiore probabilità.

Come accade per molte politiche antifumo, l’efficacia dipenderà dall’applicazione: controlli sull’età, formazione dei rivenditori, sanzioni per le violazioni, campagna informativa coerente. Resta inoltre cruciale l’allineamento con altre misure di salute pubblica, come la prevenzione nelle scuole e l’accesso ai servizi per smettere di fumare.

Perché questa misura

Il tabacco è tra le principali cause evitabili di malattia e mortalità nel mondo. Le politiche di contenimento tradizionali — aumento dei prezzi, divieti di pubblicità, packaging neutro, spazi smoke-free, aiuti per la cessazione — hanno ridotto i tassi di fumo in molti paesi, ma spesso non abbastanza da raggiungere obiettivi come una “società senza fumo” entro una o due generazioni.

Il divieto a generazione mira a rompere l’inerzia: se i ragazzi non iniziano, la platea di fumatori cala in modo strutturale. È un approccio meno punitivo per chi già fuma e più mirato a chi non ha ancora iniziato.

I precedenti: perché altrove non ha funzionato

Negli ultimi anni alcuni governi hanno valutato o avviato misure simili:

  • Nuova Zelanda: aveva approvato un pacchetto molto ambizioso che includeva il divieto a generazione, poi abrogato dal nuovo governo prima della piena attuazione.
  • Malaysia: ha discusso a lungo uno schema “endgame” per i nati dal 2007, che è stato ridimensionato o accantonato durante l’iter.
  • Regno Unito: la proposta di creare una “smokefree generation” è entrata nel dibattito politico, con sostegni e critiche trasversali, ma il percorso legislativo ha affrontato ostacoli e incertezze.

Le difficoltà ricorrenti? Timori di interferenza nelle libertà individuali, resistenze economiche e politiche, dubbi sull’enforcement e sugli effetti non intenzionali (mercato illecito, spostamento verso altri prodotti).

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Le sfide specifiche per le Maldive

Il contesto maldiviano presenta caratteristiche particolari:

  • Turismo internazionale: flussi costanti di visitatori possono complicare i controlli e la coerenza del messaggio sanitario. La gestione dei prodotti importati dai turisti e la vendita al dettaglio nelle aree turistiche richiedono regole chiare.
  • Geografia dispersa: l’arcipelago è composto da molte isole e atolli: coordinare ispezioni e formazione dei rivenditori non è banale.
  • Mercato informale: un divieto a generazione deve prevenire canali paralleli e vendite “per conto di” maggiorenni, con controlli mirati e sanzioni effettive.
  • Sigarette elettroniche e nuovi prodotti: resta decisivo capire il perimetro regolatorio: se la legge include e-cig e tabacco riscaldato, o se prevede regole distintive. La coerenza tra categorie di prodotti influenzerà i risultati.

Come si misura il successo

È improbabile vedere effetti macroscopici in pochi mesi. I segnali da monitorare includono:

  • riduzione dell’iniziazione al fumo tra i minorenni e i giovani adulti;
  • calo della disponibilità percepita di sigarette nei contesti sociali giovanili;
  • trend di vendita al dettaglio e sanzioni comminate ai rivenditori non conformi;
  • eventuali spostamenti verso prodotti alternativi (e leciti o illeciti);
  • equità degli effetti, per evitare che la misura colpisca in modo sproporzionato gruppi vulnerabili.

L’efficacia sarà più alta se la norma sarà accompagnata da:

  • campagne educative continue e basate su evidenze;
  • supporti per smettere di fumare (farmaci, counselling, linee di aiuto);
  • politiche fiscali e di prezzo coerenti;
  • monitoraggio trasparente e valutazioni indipendenti.

Obiezioni e controargomentazioni

Libertà individuale. La critica più frequente è che si tratti di paternalismo. I sostenitori rispondono che il tabacco, per natura e storia regolatoria, è un prodotto particolarmente dannoso e che la prevenzione dell’iniziazione protegge una libertà futura (non diventare dipendenti) più che limitarne una presente.

Mercato nero. Il rischio esiste, ma può essere contenuto con controlli intelligenti sui rivenditori, tracciabilità delle forniture e sanzioni mirate alla vendita, non al consumo. L’evidenza internazionale suggerisce che il contrabbando fiorisce soprattutto quando i canali legali sono debolmente presidiati.

“Non è una bacchetta magica”. Vero. Nessuna misura singola basta. Il divieto a generazione funziona come parte di un pacchetto più ampio, con obiettivi e tempi realistici.

Cosa aspettarsi nei prossimi anni

La coorte dei nati nel 2007 è oggi in età in cui la scelta di iniziare o meno a fumare diventa più probabile. Se la legge verrà applicata con continuità, le Maldive potrebbero registrare un calo dell’iniziazione e, nel medio periodo, una riduzione della prevalenza complessiva del fumo. I benefici sanitari più rilevanti — meno malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche — emergeranno su orizzonti temporali più lunghi.

Al di là dei risultati interni, l’esperimento maldiviano fornirà dati preziosi per altri governi. Finora i progetti “smokefree generation” hanno faticato soprattutto sul piano politico. Vedere un’applicazione reale aiuterà a distinguere le criticità superabili da quelle strutturali.

In sintesi

Con l’entrata in vigore del divieto a generazione per i nati dal 2007, le Maldive inaugurano un modello che molti hanno teorizzato senza riuscire ad adottarlo. La riuscita dipenderà dall’applicazione quotidiana e dall’integrazione con le altre politiche di salute pubblica. Ma il segnale è chiaro: per ridurre il peso del tabacco sulla salute collettiva, i paesi stanno esplorando strumenti più incisivi della semplice soglia d’età. Le Maldive saranno un test cruciale.